LA DANZATERAPIA

Dopo aver vissuto come esperienza personale la danzamovimentoterapia (dmt) c’è chi desidera far sì che altri possano a loro volta compiere un percorso di crescita e cura. È così che il “danzare per sé” diventa “danzare per gli altri” e in quest’ottica nasce la figura professionale del danzaterapeuta.

Nella dmt il canale della relazione d’aiuto è prevalentemente non verbale, il danzaterapeuta deve essere dunque capace di danzare per gli altri, considerando danza ogni piccolo o grande gesto, parola o silenzio che faciliti il porsi in gioco dell’altro. La dmt infatti promuove l’integrazione fisica, emotiva e cognitiva della persona e lo sviluppo del suo potenziale creativo.

LE CARATTERISTICHE DEL RUOLO

La specificità del percorso di formazione che centri come Sarabanda propongono considera il profilo professionale del danzamovimentoterapeuta Apid (l’associazione italiana del settore), il quale conosce il linguaggio corporeo, del movimento e della danza; il processo creativo e le sue implicazioni sul piano emotivo, psicologico e cognitivo, con riferimento a differenti modelli teorici; è in grado di formulare piani di intervento differenziati a seconda dell’utenza coinvolta e svolge la sua pratica in ambito pubblico e privato nel rispetto della deontologia professionale.

Questo profilo viene caratterizzato da ciò che Sarabanda chiama “consapevolezza”, come viene sperimentata attingendo a concetti propri dell’Oriente sulla base di una millenaria cultura del Corpo-Mente.

Al danzaterapeuta si richiedono competenza e sensibilità ma soprattutto pazienza, umiltà e fiducia: è come un giardiniere che prepara la terra e offre l’acqua; sa che il calore del sole non dipende da lui e nemmeno può controllare i venti, ma guarda il suo giardino con rispetto affettuoso, può rimuovere talvolta ostacoli che vengono dai condizionamenti, come piccoli sassi che intralciano la spinta delle radici e può chiedere l’aiuto a buoni concimi come la musica o i materiali.

Tutto ciò facilita l’espressione dei contenuti emotivi che non vengono mai provocati ma piuttosto facilitati nel loro libero fluire.

I CINQUE ELEMENTI

La danzaterapia ha una precisa connotazione tra Oriente e Occidente e le qualità del danzaterapeuta possono essere colte grazie alla chiarezza dei cinque elementi usati come griglia di osservazione: terra (come sapersi porre, centratura, accoglienza); acqua (come sensibilità, ascolto, fluidità/versatilità, capacità di con-sentire, di com-muoversi); fuoco come creatività, sapersi porre, generosità; aria come saper ridere, leggerezza, autoironia; vuoto come non fare (Wu Wei), capacità di viaggiare nelle qualità dei cinque elementi, libertà.

Iniziamo dall’elemento vuoto, considerandolo in questo caso come il grembo delle possibilità da cui gli stessi altri elementi hanno origine: il farsi vuoto del terapeuta permette l’accoglienza e il non giudizio. Wu Wei, l’agire senza agire, vuole semplicemente dire che niente emana dall’io. Il danzaterapeuta è tenuto dunque a non intervenire ma a con-sonarsi con le possibilità che si aprono per ognuno, è un accordarsi, un armonizzarsi per poter essere semplicemente un ponte, un tramite. Non agisce forzando ma è in grado di predisporre il terreno dentro e fuori di sé. E questo gli dà la leggerezza dell’aria: può sorridere con ironia ma anche con tenerezza. Del fuoco ha la generosità del dare e del darsi, mettendosi in gioco. L’acqua è la sua alleata nel rispecchiamento e lo porta nel profondo della emozioni, ma il limite del suo coinvolgimento è necessariamente dato dalla terra che è presenza per sé e per gli altri, capacità di accogliere nei limiti corretti della sua figura professionale. Terra è la precisione con cui definisce le regole del setting, è radicamento e centratura.

Elena Cerruto

Direttrice artistica del Centro danza Sarabanda

info@associazionesarabanda.it

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