Psicologia — 29 ottobre 2011 10:00

LA SINDROME DI DORIAN GRAY

Il lento, inesorabile scorrere del tempo è rivelato dal decadimento della forma corporea: invecchiamento fisiologico, patologico, cerebrale. È il tempo, il suo lento scorrere che diventa il fantasma sempre presente, il tempo si impossessa dei corpi e mostra loro quello che succede. Dorian Gray, protagonista del celebre romanzo di Oscar Wilde, fece un patto: lo specchio gli rimandava quello che era stato, il quadro, quello che stava diventando.

Tutti vorremmo riparare l’usura del nostro corpo: si può intervenire rallentando la senescenza, ma non si può pretendere di realizzare il sogno della perpetua giovinezza, non si possono usare farmaci o interventi estetici con la fantasia inconscia di vincere la morte. Il tempo può derubare la bellezza, ma non la nostra autostima, la nostra dignità e la nostra memoria. È la memoria, infatti, la custode della nostra vita ma nello stesso tempo i ricordi aumentano in funzione del tempo passato e diminuisce il tempo che ci resta da vivere. Nel momento in cui si nega il processo di invecchiamento, si nega in realtà, la “realtà della morte”.La psicoanalisi parla di “negazione”; se questo processo psichico diventa una modalità di comportamento, la persona può trovarsi in seri squilibri psicologici.

Dorian Gray è l’esempio per eccellenza di un meccanismo di negazione: nella sua patologia narcisistica nega il trascorrere del tempo e della morte in un continuo sforzo di superare ogni limite. Gli individui come lui mancano del senso del sé, vivono in un continuo stato di irrealtà in un mondo costruito nella loro mente, frutto delle loro fantasie. Sono tesi a superare ogni limite: biologico, culturale, esistenziale. Come Narciso sono innamorati della loro immagine, ripudiano le parti più profonde di sé a favore di quelle esteriori. Non riescono a vedersi come “comuni mortali”; danno più importanza alla maschera, a ciò che è esterno e superficiale. Come Narciso, Dorian Gray non poteva pensarsi imperfetto e pregò che il suo ritratto invecchiasse al suo posto. Questo è il manifesto dell’ideologia dell’ apparire, dove l’essere sé stessi, l’essere persona non può esistere.

Il gioco psichico che si attua è quello di mantenere l’illusione del controllo della realtà, in un gioco di specchi in cui, se il corpo e il suo invecchiare non vengono accettati, l’ individuo perde la realtà di sé. In questo gioco di specchi non c’è equilibrio tra corpo e mente, le parti interne, quelle che possono pensare, sentire, amare non vengono mai prese in considerazione.

Dorian Gray appare immutabile nel tempo mentre il suo ritratto dà di lui un’immagine vecchia, angosciata e tormentata. Tutto questo è per ribadire l’importanza del mondo psicologico anche quando si parla di anti-aging. Affrontare la consapevolezza dei significati psicologici legati all’invecchiamento permette di non negare il problema, di accettarlo ed elaborarlo mettendosi in una posizione attiva, di ricerca più realistica, non di anti-aging, ma di un aging better dove l’ invecchiare bene diventa la prospettiva di vita.

Significa poter ripristinare un collegamento tra mente e corpo, superare fantasie onnipotenti di annullamento del tempo. Solo così si attua quell’armonia psichica che porta a sviluppare la ricerca di farmaci o di tecniche chirurgiche che potranno permettere un miglioramento biologico, funzionale o estetico.

Leopolda Pelizzaro Frisia

Psicoanalista S.P.II.P.A.

leopoldapf@tiscali.it

 

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