IL PRINCIPE AZZURRO ESISTE?

C’era una volta… il “principe azzurro”. Quale donna non lo ha mai sognato? Il femminile molto spesso, sogna e si allontana dal confronto con la realtà. Ogni donna conserva, dentro di sé un’immagine idealizzata di una persona che un giorno verrà a prenderle, le porterà con sé e le renderà felici, per sempre.

Tutte le favole iniziano così e condizionano il mondo psichico a tutt’oggi, anche dopo tante lotte sull’emancipazione femminile.

Ma nell’inconscio, nonostante tutte le valide teorizzazioni, il mitico “c’era una volta” persiste dentro il mondo interno delle donne.

L’identità si basa sulla relazione e non su se stessa, come status psichico permanente e acritico: ciò non permette una chiara e completa crescita personale.

Sin dall’ adolescenza il conflitto è sempre presente. Da un lato la conquista della propria indipendenza, e valore del sé come persona, dall’altro il continuare a viversi come Cenerentola alla ricerca del principe azzurro. Si ripropone sempre un conflitto tra desiderio di autonomia e desiderio della dipendenza da un qualcuno che mantenga inalterati i propri sogni: un desiderio nascosto di un “mitico salvatore” che annulli l’ansia e la fatica del crescere e del maturare psicologicamente, consapevoli di quello che veramente e realisticamente si può ottenere da se stesse e dalle persone che si incontrano.

LA DIPENDENZA DAI SOGNI

L’educazione, i libri per bambine, il “poter sognare quel principe e quel vissero sempre felici e contenti…”; presentano un aspetto idealizzato, di fantasia della vita. E si perpetua il messaggio occulto di continuare ad essere dipendenti. Messaggio che rende le donne insicure e con poca autostima. Così molto spesso alla fine di una storia sentimentale le donne restano deluse, disilluse dai sogni che hanno coltivato: esse non si occupano di capire il perché della loro sofferenza, restano aggrappate al dolore della perdita e non riescono a distinguere che in realtà soffrono per due motivi: uno relativo alla reale separazione, l’altro della perdita di quel sogno con cui hanno investito il partner.

Individuarsi, diventare persone significa sviluppare caratteristiche proprie, capacità che sono uniche e irripetibili. Basare l’esistere su se stesse, sentirsi adeguate e capaci di autocentrarsi altrimenti, si prospetta una vita di delusioni, depressioni, rivendicazioni e rabbie e stress chiedendo sempre, per esistere, un appoggio all’esterno creando così, il circolo della dipendenza.

Questo concetto della protezione-sottomissione è il nucleo del mito romantico. Questo mito, beffa crudele, che mette la donna a illudersi di essere protetta ed accudita da un principe che la riscatti da ogni responsabilità di crescita, che la protegga dai pericoli e dalle sofferenze della vita, che la faccia vivere sempre “felice e contenta” nella “ casetta incantata”.

I DRAMMI DEGLI “ABBANDONI”

E quando arriva la delusione, la fine del mito, lo sconquasso emotivo è fortissimo. Finiscono i sogni di bambina con cui si è continuato a vivere. Arrivano il panico, le crisi d’ansia e la paura di iniziare un cammino interiore per la ricerca della propria individualità. A volte il conflitto tra rimanere falsamente protette e dipanare, con fatica e dolore psichico, i grovigli del proprio mondo interiore , la fatica di crescere e di uscire dal mondo dell’ infanzia rimangono presenti sotto forma di atteggiamenti fobici nei confronti del desiderio di essere libere nel mondo, di non fingere, di essere sincere sul piane delle emozioni e dei sentimenti nel rispetto delle proprie convinzioni.

Questo porta la capacità di amare realmente e di essere insieme condividendo la vita con un uomo, non più investito di sogni o di risarcimento per una personale, antica storia affettiva che o non si è avuta o si è avuta troppo e da cui non ci si è liberate. L’uomo non potrà salvare dalle personali paure, non potrà entrare nel caos della vita per difendere e proteggere o riempire le voragini affettive con cui una persona è cresciuta. Le aspettative adulte si rivolgeranno allora non al “ cavaliere dal mantello azzurro su di un cavallo bianco” ma ad un uomo che sarà scelto non sulla base del sogno (inconscio) delle favole e del mito personale, ma sulla base di riflettute e condivise affinità reali e adulte.

 

Leopolda Pelizzaro Frisia

Psicoanalista S.P.II.P.A.

leopoldapf@tiscali.it

 

 

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