Invecchiare bene, senza paura

Il desiderio di ognuno di noi è quello di vivere una vecchiaia “piena” con la conservazione delle proprie facoltà mentali, in attesa di una morte naturale.

Quindi anche se la meta finale è la morte, il lavoro psicologico consente di elaborare i propri vissuti di perdita della fantasia di immortalità e quindi permette agli individui di accettare di invecchiare nel modo migliore possibile.

Possiamo sicuramente affermare che il desiderio di vivere al meglio e la paura di invecchiare possono coesistere; le persone possono elaborare le loro paure e affrontare le loro fobie nei confronti della vecchiaia.

Fare questo consente di avvicinarsi a un aging better affrontando la vita non con la visione di vecchi soli e malati, ma di persone, avanti negli anni, ancora autonome e attive che possono accrescere le attività fisiche e intellettuali.

In fondo la salute mentale consiste nel riconoscere la realtà in modo da trarre elementi di forza e di consolazione per vivere.

Solo la capacità di entrare in “confidenza” con le nostre paure e di accettarle permette di cambiare noi stessi e la nostra realtà affrontandola e non subendola passivamente.

Proprio in questo consiste il pensiero psicoanalitico, la capacità di rinascere emotivamente ogni volta potendo apprendere dall’esperienza, dalle belle cose che la vita ci può offrire, cercando di gustarle al meglio possibile.

Prima di intervenire è quindi fondamentale affrontare tutto ciò. Questo discorso vale non solo per i pazienti ma anche per chi si occupa di loro.

Lo stesso medico può essere conflittuale nell’ affrontare il problema dell’anti-aging; dentro la professione medica può albergare, in modo ubiquitario e a livello inconscio, il desiderio di “sconfiggere” la morte mettendosi a volte in una posizione di negare l’evidenza della natura umana e la sua conseguente mortalità.

A livello conscio sembra che tutto questo sia “scontato”, ma la mia esperienza di analista mi conferma che il lavoro più faticoso che a volte si deve affrontare con chi è medico è un sentimento di “invulnerabilità, di superiorità” che può provocare il ritorno di una fase depressiva se non si riesce ad essere all’altezza di questa fantasia inconsapevole.

È un trabocchetto emotivo in cui a volte si rimane intrappolati. Questo può portare ad esasperare gli interventi con l’illusoria speranza di “impedire” l’invecchiamento, di bloccarlo.

In conclusione mi sembra di aver individuato alcuni punti principali che potranno servire nell’affrontare il problema e lavorare quindi in una direzione corretta.

La psicanalisi può aiutare le persone a invecchiare non con la morte nel cuore, ma con la gioia di poter gustare le possibilità della vita che rimane da vivere, senza dimenticare le cose belle e brutte che hanno colmato la loro esistenza. È solo così che si dà un senso e un significato alla propria vita, non affidando all’apparire la stima per se stessi.

Leopolda Pelizzaro Frisia

Psicoanalista S.P.II.P.A.

leopoldapf@tiscali.it

 

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