Ecologia e danza

Potrebbe sembrare strano chiedersi che cosa ha che vedere la danza con l’ecologia, eppure nella dimensione della DanzaMovimentoTerapia è possibile trovare una stretta connessione a partire proprio dalla definizione che ne dà l’Apid, che parla di una disciplina volta a promuovere l’integrità fisica, emotiva, cognitiva e relazionale, ma anche la qualità di vita della persona.

In effetti oggi in molte persone emergono sempre più sofferenze, disagi e vissuti affaticati legati spesso alla difficoltà di vivere uno spazio/tempo non più a misura umana. Il nostro modello di sviluppo a tecnologia invasiva e non eco-compatibile aggredisce in modo pesante l’ambiente, crea disequilibri e sbilanciamenti anche negli esseri umani che, più o meno consapevolmente a questo ambiente sono collegati: «La terra è ridiventata l´area chiave dei conflitti. È una risorsa limitata, che non è estendibile. I terreni fertili stanno scomparendo a una velocità che l’umanità non ha mai conosciuto prima d´ora» (Vandana Shiva).

MUOVERE IL CORPO E IL CUORE

La DanzaMovimentoTerapia favorisce, attraverso il percorso terapeutico, la possibilità di una maggiore consapevolezza di se stessi e dei propri limiti. Il lavoro con il limite attraverso una danza che muove il corpo/cuore è di per sé volto in direzione di un’ecologia della mente.

È soprattutto la consapevolezza del senso del limite infatti a favorire un’ottica di non invasione, non aggressione nei confronti delle risorse spazio-temporali a disposizione delle persone. Sviluppare la consapevolezza dei propri limiti può andare nella direzione di trasformarli in risorse e possibilità creative; sicuramente è qualcosa che aiuta a tenere a distanza il delirio di onnipotenza che porta a distruggere l’ecosistema sfruttando intensivamente le risorse disponibili come se fossero infinite.

AFFINARE LA PERCEZIONE DELLO SPAZIO

La pratica della Danza Terapeutica, così come quella dello Zen, aiuta ad affinare una percezione dello spazio “abitato”, spazio non separato, luogo della relazione empatica. Grazie alla consapevolezza di una non separazione, danneggiare l’ambiente e inquinarlo diventano atti autolesionistici perché rivolti verso se stessi e non più verso qualcosa di percepibile come esterno.

“Da un punto di vista orientale la sofferenza viene proprio dal credersi separati dal macrocosmo, dagli Elementi, in sintesi dalla triade Cielo/Terra/Uomo. Danzare consapevolmente nel Cielo/Terra riporta l’uomo alla sua Verità. La dimensione ciclica nella Danza Terapeutica è fondamentale. Potremmo definirla continuità temporale ritualizzata. Il tempo interiore si ritualizza in una danza che prepara il corpo all’accoglienza e che è nello stesso tempo fine e mezzo” (Elena Cerruto).

 

Tania Cristiani

Danzaterapeuta Apid e animatore musicoterapista, si è formata in DanzaMovimentoTerapia presso l’Associazione Sarabanda di Milano di cui ora fa parte. Assistente della direttrice artistica Elena Cerruto, è tutor presso la scuola di formazione.

 

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