Tumore al seno, un aiuto dalla psicoterapia

Il tumore al seno confronta la donna con l’eventualità della perdita di una parte del corpo simbolo della femminilità con cui si è organizzata sia la propria immagine sessuale sia l’identità di genere. Il seno, con le sue modificazioni morfologiche e fisiologiche, segna le tappe della vita della donna: è considerato il simbolo della femminilità e della maternità e riveste una grande importanza nelle fantasie delle persone. Il seno può essere considerato il simbolo e l’indicatore della soddisfazione o l’insoddisfazione e del disagio psicologico legato all’identità femminile. Da ciò, la diagnosi di tumore mammario sconvolge la personalità con tutto il vissuto che la donna ha condensato su questo specifico organo.

Il tumore al seno è associato quindi all’angoscia legata alla mutilazione (reale e simbolica) che riporta la donna non solo al problema della perdita dell’integrità del corpo originario, ma anche alle problematiche psicologiche connesse alla sua identità femminile. La “paura della perdita” o la “perdita reale” si riallacciano ad altre esperienze dolorose di perdita, di separazione, di deprivazione che la paziente ha subito. Si riacutizzeranno gli antichi vissuti o difficoltà di identificazione sessuale. Le perdite sono in questo momento condensate: tutto lo scenario dell’essere persona è completamente sconvolto. È evidente da questo che sottoporsi a una mammografia e poi al sospetto o alla diagnosi, è altamente ansiogeno.

COME COMUNICARE CON LA PAZIENTE

Il problema della comunicazione è una tappa costante che deve essere affrontata da chi si occupa di problematiche oncologiche. La funzione dello psicoterapeuta è quella di essere “intermediario della comunicazione”, in quanto permette, se lavora con gli staff ospedalieri, di aiutare a decodificare certi messaggi che il paziente invia e che spesso non possono essere capiti per la mancanza di una preparazione specifica nel campo della comunicazione umana e del rapporto medico-paziente. La comunicazione è partecipazione, è una relazione, uno scambio tra due persone che implica un certo coinvolgimento emozionale dell’una e dell’ altro.

È solo attraverso questo atteggiamento che si aiuterà la paziente ad arrivare alla terapia chirurgica: qui si vivrà in modo ambivalente la speranza da un lato e la sospensione, l’attesa, lo spavento del non sapere, dall’altro. Nella fase post-operatoria la paziente sarà più fragile: ci sarà quella reazione al lutto, alla perdita di qualcosa che non c’è più e che farà di quel corpo quello che “non è più quello di prima”. Sarà dunque molto importante aiutare la paziente a elaborare tutto quello che è avvenuto, cercando di permettere un processo psichico in cui il cambiamento dovuto alla malattia possa essere integrato nell’immagine di sé. Significa riformare nella mente una ricostruzione del corpo che non è più uguale a prima.

UN PROCESSO GRADUALE

È importante a questo punto incoraggiare l’adozione di misure che tendano a facilitare il processo di elaborazione: guardare la cicatrice, adottare protesi, seguire gli esercizi di ginnastica riabilitativa. Incoraggiare non significa imporre. Ognuno ha diritto alle proprie difese e questo significa che l’operatore può proporre con tatto quello che lui ritiene giusto. Rispettare quindi anche le difese delle pazienti, saper  ascoltare e aspettare. Più infatti una persona si sente capita e rispettata, più si evidenziano i risultati positivi delle terapie, più la paziente si sentirà incoraggiata a superare i momenti critici che incontrerà.

A volte c’è la necessità di un intervento realmente psicoterapico, una presa in carico psicologica. Gli obiettivi di questo adattamento alla malattia sono l’accettazione del limite, della fine dell’illusione della non-morte, l’elaborazione della rabbia e dell’invidia, contenendo lo stato di sofferenza soggettiva, il rinforzo e lo sviluppo di meccanismi di difesa più realistici che possono permettere una modalità più funzionale e positiva per affrontare la malattia, riorganizzando la speranza e aiutando la paziente a integrare la malattia nella propria esperienza di vita e a trovare u un senso a ciò che è successo.

Leopolda Pelizzaro Frisia

Psicoanalista S.P.II.P.A.

leopoldapf@tiscali.it

 

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