Perché fare una donazione

La scelta di donare i propri organi implica il confronto con la morte e non solo il sentimento di perdita ma anche la paura per la propria fine. Più una persona sarà capace di elaborare questo vissuto, la conflittualità e ambivalenza nei confronti di chi muore, più si supereranno i sensi di colpa rispetto al non aver fatto abbastanza o di aver abbandonato il corpo del morto, più ci sarà accettazione di quello che succede, più ci sarà disponibilità a donare gli organi. La morte pone il confine con l’assenza definitiva, la separazione completa. Nella famiglia si dovranno ripercorrere tanti momenti relazionali, a volte carichi anche di ambivalenze o di vissuti altamente simbiotici. Le ragioni per dire sì alla donazione possono ascriversi a due ordini di fattori: ragioni altruistiche e ragioni autocentrate. È stato rilevato, da vari studi, che le seconde favoriscono maggiormente la motivazione a donare; la persona aumenta la propria autostima, si rafforza nel senso di sé, supera con la donazione problematiche di insicurezza personale, si sente molto importante.

RAGIONI FAVOREVOLI

Le ragioni a favore della donazione possono essere la consapevolezza e l’accettazione della morte propria e altrui, una maggiore capacità psichica di tollerare la separazione. La possibilità di poter collocare nella mente un luogo, un corpo, che è il ricevente, permette di poter continuare a pensare che si “continua a vivere”. L’identificazione dell’organo vivo può portare, però, a una crisi dopo un po’ di tempo: quando cioè c’è la consapevolezza che la mancanza non è transitoria. Ci può essere poi una generosità per ragioni umanitarie. In questo caso esiste una forte identificazione con il dolore delle persone che stanno aspettando il trapianto.

RAGIONI CONTRARIE

L’angoscia di morte è intollerabile. Non si riesce a tollerare la mancanza, tutto diventa, a volte, persecutorio. Sentimenti di orrore, pensieri di mutilazione del corpo, con la comparsa di sentimenti di colpa per non essere stati abbastanza vicini, amorevoli. Non certezza che la morte cerebrale non sia vera morte. La fantasia che il prelievo faccia morire davvero. La fantasia che la richiesta possa essere fatta solo per reperire gli organi. Motivazioni religiose (concetto di resurrezione del corpo), l’allungarsi nel tempo delle pratiche funebri (difficoltà di accettazione della morte), fine delle speranze di vita e dolore intollerabile. Paura che ci siano interessi di prestigio per le équipe. Si delinea quindi un aspetto persecutorio in cui il trapianto d’organi non è favorito.

LA DONAZIONE DA VIVENTE

La donazione da vivente nasce da un gesto d’amore e dalla libera scelta. È anche un modo per non soffrire più. Oltre alla compatibilità biologica, esiste il problema che va assolutamente analizzato della relazione tra i due partner. Solo analizzando la qualità delle relazioni, si può giungere ad una donazione che non porti successivamente a squilibri di personalità. Fondamentale, il gesto attivo rispetto alla sofferenza e liberazione dall’angoscia sia del ricevente che del donatore.

CONSIDERAZIONI E PREVENZIONE

È molto importante un lavoro con le famiglie dei donatori perché siano aiutate a elaborare il loro lutto e siano sostenute e gratificate nella loro decisione, che è stata apprezzata e condivisa. E va poi riconosciuta l’importanza di gruppi di formazione psicologica dei volontari per ricercare e appoggiare i loro reali vissuti. A volte capita che se a livello inconscio noi non siamo disponibili, si può comunicare il nostro vissuto all’altro.

 

Leopolda Pelizzaro Frisia

Psicoanalista S.P.II.P.A.

leopoldapf@tiscali.it

 

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