Psicologia — 22 febbraio 2012 15:10

Come amare un figlio disabile

Un  importantissimo psicoanalista inglese, Donald Winnicott, diceva che per un bambino la madre deve essere “sufficientemente” buona… cioè la mamma può anche pensare di odiare. Amore e odio coesistono all’interno delle persone e solo chi è in grado di riconoscere dentro di sé ambedue questi sentimenti, è in grado di amare. Odiare, provare questo sentimento, riconoscerlo ed accettarlo fa sì che le persone siano psicologicamente più compatte sul piano identitario.

Provare amore e odio quindi… Tali sentimenti mettono a volte a dura prova soprattutto quando la dedizione, l’affetto, l’ amore si scontrano con un dato di realtà: una malattia incurabile dei nostri cari. Avvertire tutta l’impotenza, il dolore, l’ angoscia che chi ama deve trattenere e soffrire dentro di sé, porta molto spesso a negare tali sentimenti.

Ci vuole coraggio nell’ esplicitarli, molto coraggio. È quello che Massimiliano Verga ha descritto nel raccontare la storia di suo figlio nel romanzo “Zigulì” (Mondadori). Un figlio disabile, un figlio amatissimo, una malattia che però è  durissima  da affrontare.

Per l’autore è stato durissimo parlare di odio in certi momenti, è stato coraggiosissimo a  riconoscere e  rendere pubblici  i suoi sentimenti.

È stato un padre che ha dimostrato tutto l’amore per il figlio dimostrando quello che, di solito, le persone provano e non dicono.

Il poterne parlare senza colpa e senza vergogna dimostrando così il suo essere persona, una persona affidabile, amorevole e coraggiosa al di là delle ipocrisie e del falso modo di rapportarsi alla vita, a quella vita difficilissima da affrontare ogni giorno.

 

Leopolda Pelizzaro Frisia

Psicoanalista S.P.II.P.A.

leopoldapf@tiscali.it

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