Yoga e basket, insolito connubio

Che c’entra lo yoga col basket? Apparentemente nulla, ma per Vittorio Mattioli, preparatore fisico della Fortitudo Bologna per 10 anni, i benefici degli asana per gli atleti sono parecchi: «Chi gioca a basket ha caratteristiche fisiche molto diverse da quelle richieste in altre discipline. La componente fisica “di forza” deve essere costantemente stimolata, mantenendo buoni livelli di elasticità e tenuta, soprattutto in situazioni limite dal punto di vista articolare e biomeccanico. L’alternanza fra stati di forte attivazione muscolare e pause di decontrazione caratteristica del basket è l’elemento che rende questi atleti bisognosi di una perfetta efficienza del sistema neuromuscolare e del meccanismo propriocettivo. Gli esperti del settore considerano il basket uno sport molto traumatico. E proprio per questi motivi si rivela utile un’alleanza con lo yoga».

Mattioli ha utilizzato lo yoga in 3 differenti modalità: «Primo, posizioni capovolte come ad esempio Sarvangasana (Posizione della Candela). In questo modo il  diaframma è stimolato a lavorare contro gravità, promuovendo una maggiore elasticità ed effetti notevoli in termini di recupero muscolare post allenamento e di benefici psicologici anti-ansia. Queste pratiche sono indicate alla fine degli allenamenti di squadra. Secondo, i cicli dinamici dell’ashtanga yoga, usati nelle fasi iniziali dei lavori fisici e tecnici come preparazione del corpo a stimoli d’intensità elevata. Terzo, brevi lavori di asana e pranayama nei giorni successivi agli impegni, per la rimozione di tossine e dello stress. Nel periodo precedente a lle Olimpiadi di Atene, superata la diffidenza iniziale, gli atleti richiedevano espressamente e personalmente assistenza nello yoga, perché sentivano con chiarezza il bisogno dei benefici di questa pratica. Inoltre, lo yoga è servito non solo per migliorare i tempi di recupero fra un impegno agonistico e un altro, ma anche per ottimizzare gli effetti del jetlag e della permanenza in posizione seduta per molte ore, come spesso accadeva nei frequenti spostamenti in aereo».

Fonte: Yoga Journal 

 

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