Psicologia — 6 giugno 2012 14:15

Come educare gli adolescenti

Non si può restare silenti nei confronti dell’ultimo e terribile fatto di cronaca. Mi riferisco ovviamente all’attentato terroristico accaduto davanti all’Istituto Superiore di Brindisi.

È un fatto che ha lasciato tutti attoniti: primo perché qualsiasi forma di violenza non è mai lecita e va sempre condannata, e poi perché quel gesto bestiale e irrazionale ha colpito il cuore pulsante della società e del nostro futuro e cioè l’universo adolescenziale, quale simbolo ed emblema di forza e di possibilità di rinascita per il nostro paese.

In particolare la morte di Melissa Bassi, un’adolescente, come tante della sua età, con tanti progetti nella testa (studiava per diventare assistente sociale), tanti sogni (sognava di diventare una stilista), tante speranze, come si hanno soltanto a quell’età; lascerà una traccia indelebile nelle nostre vite.

Perché?

Perché l’adolescenza è proprio il periodo delle grandi speranze e dei grandi sogni.

Quella speranza tenace che non si arrende davanti a nulla e a nessuno, quella speranza che non si presenterà mai più nella vita con la stessa forza, slancio e vigore.

È il periodo delle intense passioni e degli entusiasmi furibondi che vanno comunicati e condivisi con gli altri coetanei, perché è con gli altri che si spera nella costruzione di un mondo diverso: più giusto, libero e fraterno.

E poi c’è un’altra questione forse ancora più importante da sottolineare ed è il fatto che l’attentato è avvenuto davanti a una scuola, luogo per eccellenza di sicurezza, dove i ragazzi si recano tutti i giorni per ricevere una cultura, un’educazione, per formarsi in vista di un progetto futuro, per socializzare, per confrontarsi con i propri pari e con i docenti allo scopo di sviluppare a poco a poco un proprio pensiero critico e una propria coscienza o integrità etica.

Che cosa si intende per integrità etica?

È forse la capacità di fare un uso libero e responsabile della propria capacità di pensiero, di giudizio e di scelta appunto nell’orizzonte di una propria responsabilità.

E chi ha compiuto quel folle gesto criminale non ha di certo maturato una propria libertà etica: non ha sviluppato una propria capacità di giudizio, di ragionamento, di scelta; non sa neppure che cosa significhi la parola “responsabilità”.

Ecco perché si sente l’urgenza di affermare quanto sia necessario aiutare, favorire, promuovere nei bambini prima e nei ragazzi poi un’integrità etica.

Come si può educare i giovani a formare una propria coscienza etica?

Promuovendo in loro una capacità di pensiero libero e responsabile: aiutandoli fin da piccoli a prendersi le proprie responsabilità circa le azioni compiute, a scegliere nella completa libertà senza dare mai la colpa agli altri di ciò che si è intrapreso, anche se ciò risultasse faticoso e pieno di ostacoli da affrontare e superare.

La capacità di riflettere, la capacità di ponderare scelte e decisioni, senza voltarsi indietro, anche se queste dovessero comportare sacrifici ed inevitabilmente rinunce sono obiettivi irrinunciabili al fine di far nascere e crescere nei giovani la cosiddetta coscienza o integrità etica.

Il compito che i genitori e gli educatori hanno è fare in modo che il comune linguaggio dei ragazzi del: “Tutti dicono”, “Tutti fanno”, Tutti vanno” si trasformi in un linguaggio dell’ “Io penso”, “Io dico” “Io scelgo”.

 

Dott.ssa Chiara Corte Rappis – Psicopedagogista Clinica

Spazio Eterotopico – Accoglienza e consulenza psicopedagogica

 

Via Giorgio Washington 16 – 20146 Milano

www.spazioeterotopico.it – e-mail: info@spazioeterotopico.it

 

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