“Io ho vinto!” – Le storie vere di chi ha detto addio fumo

Wellness Oggi inaugura una rubrica che racconta di uomini e donne come tutti noi, giovani e non, con lavori e stili di vita differenti, ma accomunati da una grande, preziosa vittoria: quella contro la dipendenza dal tabacco.

Dire addio al fumo non è certamente un’impresa semplice, ma le persone che la redazione intervisterà dimostrano che con la buona volontà e a volte il supporto di specialisti è possibile realmente sciogliere le catene che ci legano a quello che non è solo un vizio ma una dannosa abitudine che rovina a poco a poco il nostro corpo e condiziona la nostra vita in modo subdolo.

Iniziamo questo ciclo di interviste con la storia di Martino, brillante avvocato 28enne di Milano. Da 5 mesi… un ex fumatore!

Ciao Martino, innanzitutto grazie per aver voluto condividere con noi la tua storia.

Grazie a voi! Apprezzo molto l’attenzione da parte del vostro magazine verso la lotta contro il fumo e questa rubrica è utilissima.

Domanda di rito: quando hai iniziato a fumare?

Esattamente dieci anni fa.

Da teenager.

Sì, vi rendete conto? 19 anni. E c’è chi inizia anche molto prima, a 13 o 14.

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alle sigarette?

All’epoca mi ero da poco iscritto all’università. Ho sempre dato il massimo negli studi e volevo trovare un modo per tenere attiva la mente fino a notte fonda. Molti miei compagni di corso fumavano e io studiavo la sera con una ragazza di nome Costanza per cui avevo preso una cotta. Inutile dire che fumava come una turca…

Non ci dirai hai iniziato a fumare per amore?
Beh, non esattamente, però il fatto di avere così spesso accanto la bella Costanza con la sigaretta sempre accesa mi ha in un certo modo influenzato.

Quante sigarette fumavi al giorno durante l’università?
Dal terzo anno di giurisprudenza non me ne rendevo più nemmeno conto. Direi un paio di pacchetti al giorno.

E come ti sentivi?
Avevo la sensazione di rendere di più negli studi, ma si trattava solo di una stupida illusione, di un meccanismo psicologico di cui ero vittima inconsapevole. Di fatto se non accendevo una sigaretta stavo male, ogni istante della mia giornata era avvolto dal fumo.

Una dipendenza a tutti gli effetti.
Chiamiamo le cose col loro nome? Si tratta né più né meno di una droga.

Come sei riuscito a smettere?
Grazie alla palestra. Da due anni frequento tre volte alla settima un fitness center di Milano e una volta ogni 15 giorni mi faccio seguire da un personal trainer. L’attività aerobica come la corsa sul tapis roulant e lo spinning mi è sempre servita per scaricare la tensione accumulata sul lavoro. Oltre a lavorare per uno studio legale con clientela internazionale sono dottore di ricerca all’Università Statale e la sera ho bisogno non solo di fare body building ma anche di sudare correndo o pedalando. Ebbene, non avevo letteralmente più fiato. Non ce la facevo più. Sia il medico sportivo a cui mi sono rivolto che il personal trainer mi hanno detto che il problema era solo uno: il fumo.

E quindi hai preso la decisione di interrompere?
Sì, ma non dalla sera alla mattina. È difficilissimo smettere, è sciocco negarlo, ma io ce l’ho fatta. Dopo aver letto libri ed essere passato per qualche settimana alla sigaretta elettronica che tenevo sempre nel taschino della mia giacca mi sono guardato allo specchio e mi sono detto: “Martino, sei ancora giovane, hai deciso di fare sport, hai un’alimentazione sana” – non ve l’ho detto, ma sono vegetariano – “diamoci un taglio”. E da cinque mesi… basta sigarette!

Ora come stai?
Benissimo. La puzza sui vestiti, l’alito pesante e il respiro affannoso sono acqua passata.

Hai la tentazione di riprendere a fumare?
Più che la tentazione il terrore. L’incubo è finito, una volta per tutte. E quando mi metto in testa una cosa sono determinato. Niente e nessuno potrebbe farmi cambiare idea, neppure una nuova Costanza…

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