Come far crescere un adolescente

Chi ha mai pensato che raggiunta la maggiore età un ragazzo/ragazza sia in possesso della libertà massima? Possa cioè organizzare la sua vita universitaria, sociale e relazionale senza più quelle regole che solo qualche mese prima si stabilivano di comune accordo con i genitori?

Qualche tempo fa sono rimasta anch’io attonita, ascoltando un discorso intercorso tra persone di mia conoscenza con figli e ormai anche qualche nipote e che sostenevano che i ragazzi raggiunta la maggiore età siano ormai maturi e quindi con pieno diritto a non sottostare più alle regole della casa genitoriale.

Nella moderna società occidentale non ci sono riti che sanciscono il passaggio all’età adulta, ci sono però tre passaggi che la società riconosce come simboli di raggiunta maturità: l’acquisizione del diritto di voto, il possesso della patente ed il passaggio del fatidico esame finale di un percorso di studio intrapreso: appunto l’esame di maturità.

Forse un tempo questi passaggi avevano tutto un altro significato, perché prevedevano percorsi interiori profondi dei ragazzi al fine del raggiungimento di queste cosiddette tre tappe sociali.

Oggi, queste tappe hanno un valore soltanto esteriore da esibire in pubblico, come tre belle etichette per la maggior parte dei ragazzi, tranne alcune e rare eccezioni.

Infatti, la cosiddetta pubertà comincia sempre prima rispetto a qualche anno fa, si riscontrano sintomi preadolescenziali già in bambini/e di nove – dieci anni; l’adolescenza propriamente detta va dai quattordici a ben oltre i vent’anni e da ultimo, fenomeno a cui assistiamo da ormai alcuni anni, è la cosiddetta adolescenza prolungata o giovinezza che si estende oltre i trent’anni d’età e che coincide con la dipendenza psicologica ed economica dalla famiglia d’origine.

Da questo quadro tracciato a grandi linee, come si potrebbe affermare che un ragazzo sia capace di organizzarsi una sua propria vita all’età di diciotto-vent’anni?

Come i bambini hanno bisogno di regole e limiti per poter crescere, così anche un adolescente necessita di limiti e di regole, sui quali intessere discussioni infinite, scontrarsi e confrontarsi con l’adulto per poter capire chi è e che cosa vuole.

Come per il bambino la permissività non è la soluzione adeguata, perché lo lascia solo davanti alle sue infinite paure interne, senza consegnargli gli strumenti necessari per potersi difendere; così per l’adolescente il poter fare tutto quello che vuole perché è arrivato alla maggiore età, è il peggior metodo da poter utilizzare in campo pedagogico.

I bambini, come gli adolescenti necessitano di poche, ma chiare e soprattutto coerenti regole.

Le regole e i limiti, come spesso diffusamente ed erroneamente si crede non sono né prigioni, né gabbie che impediscono la crescita; anzi sono le tracce sulle quali costruire, nel rispetto dell’età, della persona, del periodo che sta attraversando, la propria esistenza di uomini e donne liberi che rispettano gli altri.

Senza limiti e senza regole condivise, ma seguendo solo il proprio libero arbitrio non si riesce a crescere; ma neppure a stimarsi, e ad amarsi quindi ad essere felici.

Inoltre il rispetto delle regole ci porta a rispettare, aiutare, e ad amare gli altri.

L’importante è che le norme una volta decise, possano avere dei margini di modifiche, e soprattutto che le regole valgano coerentemente anche per gli adulti stessi.

Molti adulti non stabiliscono dei limiti e delle regole, perché non vogliano essere educatori e punti di riferimento per i loro figli, e preferiscono non dover sottostare a quelle regole, anche perché ciò sembrerebbe inizialmente più facile e più comodo.

Ma nessuno ha mai detto che ciò che è più facile e comodo sia ciò che alla lunga dia i risultati sperati.

I ragazzi hanno bisogno di adulti che siano saldi nel loro ruolo educativo e che abbiano voglia di discutere con loro su perché certe regole e limiti siano necessari ed indispensabili come strumenti di crescita.

I ragazzi apprezzano i genitori che sanno dedicare a loro interi pomeriggi, ascoltandoli con interesse e discutendo per poter arrivare ad un accordo condiviso.

Dott.ssa Chiara Corte Rappis – Psicopedagogista Clinica presso Spazio Eterotopico – Accoglienza e consulenza psicopedagogica

Via Giorgio Washington 16 – 20146 Milano

www.spazioeterotopico.it – e-mail: info@spazioeterotopico.it – cell: 349 – 7898300

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