Psicologia — 20 gennaio 2013 16:34

Imparare ad essere felici

L’ottava edizione del Festival delle scienze, in programma da giovedì 17 a domenica 20 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, va a indagare un’idea radicata nella nostra esperienza fin dall’antichità della storia umana: la felicità. Wellness Oggi ospita a questo proposito la riflessione di una nuova collaboratrice del nostro magazine online: Gaia Vicenzi, psicologa e psicoterapeuta. Fra i suoi ultimi libri, ricordiamo Stop al Panico! (Dissensi editore).

Quando, negli anni ’70, ci si è resi conto che il benessere economico appena scoppiato (“tutti avevano un frigorifero, un’auto e un lavoro”) non aveva portato a un conseguente benessere psicologico, ci si è iniziati ad interessare di quest’ultimo aspetto. I ricercatori hanno cercato in primis, dunque, di definire cosa significasse per le persone stare bene, ovvero cosa fosse la felicità.

Secondo Fordyce, uno dei principali studiosi in quest’ambito, non determinano la felicità solo fattori oggettivi come il benessere economico e materiale né solo elementi socioeconomici come il livello di istruzione, l’efficienza dei servizi sanitari, il livello di democrazia ma anche fattori soggettivi, come la percezione di quanto la nostra sia una vita di qualità.

Il benessere soggettivo è dato dall’aspetto cognitivo e razionale (come io giudico la mia vita) e da quello emotivo (come io mi sento nella mia vita).

Fordyce ha dimostrato che si può agire sia sui fattori cognitivi sia su quelli comportamentali per aumentare gli aspetti emotivi che riguardano la felicità.

L’autore ha messo così a punto un programma in 8 incontri per apprendere la felicità. In essi si danno strumenti operativi perché si riesca a investire energia e coinvolgimento in cinque tipologie di attività: 1) attività piacevoli; 2) attività eccitanti, stimolanti; 3) novità;  4) attività sociali; 5) attività significative.

Queste cinque tipologie trovano realizzazione in 14 punti (i “fondamentali”), i quali riassumono le caratteristiche che differenziano le persone felici da quelle che non lo sono, e sono anche gli aspetti basilari che una persona può apprendere per migliorare la propria condizione di benessere psicologico.

L’aspetto fondamentale che caratterizza questo tipo di intervento è quello su cui si fonda la psicologia positiva: essa enfatizza il ruolo fondamentale delle risorse e potenzialità dell’individuo, aspetti che gli approcci classici – volti ad analizzare carenze, deficit e patologie – non mettono sufficientemente in luce. Ciò rappresenta un autentico capovolgimento di prospettiva: si privilegiano interventi finalizzati alla mobilizzazione delle abilità e risorse della persona, anziché alla riduzione o compensazione delle sue limitazioni.

Questa modalità terapeutica sta prendendo sempre più piede, anche perché sono ormai notevoli gli studi che ne dimostrano l’efficacia nella prevenzione della salute fisica. È infatti accertato che la presenza di emozioni positive riduce in modo significativo la probabilità di insorgenza di certi tipi di patologie (come i disturbi cardiovascolari, il diabete in età adulta, certe forme tumorali…).

 

Gaia Vicenzi

psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale

gaiavicenzi@gaiavicenzi.com

www.gaiavicenzi.com

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