Psicologia — 5 febbraio 2013 11:16

Attacchi di panico: facciamo chiarezza

Per attacco di panico si intende l’insorgenza, improvvisa e immotivata, di un momento di forte paura nel quale sono presenti almeno quattro di questi sintomi: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori fini o a grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento, derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi), paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio), brividi o vampate di calore. I sintomi spesso raggiungono un picco molto elevato di attivazione nel giro di 10 minuti.

L’attacco di panico è un disturbo d’ansia e, quindi, sono più a rischio le persone che spesso provano questo stato. Inoltre, c’è una certa familiarità al disturbo. I parenti biologici di primo grado di soggetti con disturbo di panico hanno una probabilità fino a otto volte maggiore di tale patologia. Se l’età di esordio del disturbo di panico è inferiore ai vent’anni, si è visto che i parenti di primo grado hanno una probabilità venti volte maggiore di soffrire del problema. Tuttavia, negli ambienti clinici, da metà a tre quarti dei soggetti con disturbo di panico non ha un parente biologico di primo grado ammalato. Studi sui gemelli indicano un contributo genetico allo sviluppo del disturbo di panico.

Prima che il corpo e la mente entrino in una situazione di assoluta mancanza di risorse necessarie per gestire gli eventi negativi, gli stessi mandano segnali che avvertono di star “andando in riserva”. Ognuno ha un suo punto debole: chi soffre di mal di testa, chi di disturbi digestivi, chi manifesta attraverso la pelle il suo stato di attivazione negativa… Occorre leggere questi sintomi così da prevenire un ulteriore stato di vulnerabilità e, conseguentemente, di maggior difficoltà di reazione.

In uno studio ormai “antico” , condotto in America negli anni ‘70 ma ancora valido (“Alameda study”), si è dimostrata l’esistenza di “7 regole d’oro” che, messe in atto, garantiscono una maggior probabilità di essere in salute: dormire 7-8 ore al giorno, fare colazione ogni giorno, non mangiare  tra i pasti, fare attività fisica regolare, fare uso modesto di alcol, non fumare, mantenere il peso ideale.

 

Gaia Vicenzi

psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale

gaiavicenzi@gaiavicenzi.com

www.gaiavicenzi.com

 

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