L’ansia da “ritocchino”

In questi giorni è nelle sale cinematografiche il film di Pappi Corsicato Il volto di un’altra. Protagonista la splendida Laura Chiatti, nei panni di una famosa conduttrice televisiva vittima di un incidente automobilistico. Il film, a tratti grottesco, ridicolizza l’ossessione di molte persone verso la perfezione fisica e il mito dell’eterna giovinezza.

Ma cosa si nasconde dietro al desiderio di apparire giovani a tutti i costi? Abbiamo chiesto alla dottoressa Leopolda Pelizzaro Frisia, collaboratrice di Wellness Oggi, di leggere questo fenomeno in chiave psicanalitica: “Perché un ricorso compulsivo alla chirurgia plastica? La proposta della nostra era è quella dell’eterna giovinezza, del tutto subito, della negazione del tempo che passa, della morte. La chirurgia estetica interviene rallentando “visivamente” il trascorrere del tempo, ma non realizza il sogno dell’eterna giovinezza.

L’atteggiamento compulsivo del rifarsi denota la fantasia inconscia di sconfiggere la morte e abbassa l’autostima, la dignità e la memoria della nostra vita. Le maschere, innamorate della loro immagine, di ciò che è esteriore e superficiale, ripudiano, o forse non hanno confidenza con le parti più profonde di Sè, quello che possono sentire, amare pensare indipendentemente da ciò che appare. Questa accettazione, faticosa e dolorosa dal punto di vista psichico, potrà anche permettere un “ritocchino”, ma c’è bisogno della elaborazione psichica e accettazione del significato, profondo, dell’invecchiamento e del nostro essere mortali”.

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