Psicologia — 18 luglio 2013 22:00

Guarire dall’amore malato

Come uscire da una relazione d’amore che porta sofferenza. Ne parliamo con la dottoressa Leopolda Pelizzaro Frisia.

 

 

Amori malati, relazioni sbagliate che spesso finiscono con episodi tragici, come ci ricorda la cronaca. Wellness Oggi approfondisce questo tema delicato e molto attuale secondo il punto di vista psicanalitico. Ci siamo confrontati con la dottoressa Leopolda Pelizzaro Frisia, nostra collaboratrice.

Dottoressa, i fatti di cronaca riportano quasi tutti i giorni epiloghi drammatici di relazioni morbose. Ma come si può definire un’amore malato?

L’amore è malato quando ci si rende conto che un legame non funziona, quando si vive in uno stato d’ansia prolungato, quando si sente che, pur nella sofferenza, non ci si riesce a separare da legami narcisistici e manipolatori. Significa andare dietro al sogno, alla fantasia di un amore che si vorrebbe. Desiderare che l’altro sia come lo desideri, senza rendersi conto di chi è e di come è. È creare nella mente un “personaggio” che non si vuole confrontare con la realtà. È innamorarsi di quell’immagine, di quell’idea che costruiamo nella nostra mente.

Questi legami non hanno nulla a che vedere con l’innamoramento, dunque?soffrire per amore

Non è innamorarsi di quella persona. È innamorarsi di una voce, di un complimento, di un atteggiamento parziale.

Perché non ci si riesce a svincolare da questi rapporti?

Perché non si vuole accettare che l’altro è diverso, che non ti piace, che non ti va bene, che non soddisfa i tuoi bisogni. Tutto per non soffrire la delusione, la caduta delle illusioni. Tutto per non accettare il dolore che comporta l’accettazione della fine del “sogno personale”.

L’amore malato è tutto questo. Che fare?

In primo luogo, riconoscere e dare spazio ai veri bisogni personali accettando che quella persona non te li accoglie e non te li soddisfa. Andarsene alla ricerca di qualcun altro o aspettare, o magari accettare che non ci sia o che non verrà. Amare un’idea dell’altro è creare illusioni che non saranno mai soddisfatte e che non sfameranno mai. In quei momenti, arrivata la consapevolezza, credo sia utile rivolgersi a un terapeuta, perché non si può amare una persona più di noi stessi. Se questo accade vuol dire che qualcosa non va.

Qual è il peso della vulnerabilità personale in questo processo?

La vulnerabilità personale di base, con profondi vuoti affettivi antichi, è molto forte. Come diceva Freud, ci si trova in quella posizione nevrotica in cui: “è meglio un padre che picchia piuttosto di un padre che non c’è”. Ma il masochismo porta solo sofferenza. Se elaborare la perdita di un sogno è molto doloroso, vivere nelle illusioni lo è di più.

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