Alimentazione — 17 febbraio 2014 18:04

I disturbi alimentari dei bambini

Come prevenire un disagio che si esprime a tavola.

 

Il momento del pasto ha un importante valore affettivo e relazionale per l’intera famiglia, sia per i bambini sia per i genitori: per questo la tavola può facilmente divenire il luogo in cui i bambini possono manifestare un malessere, una fatica, un possibile disagio interiore. L’atto nutritivo può diventare infatti molto presto “teatro” di un comportamento oppositivo, di una protesta: ci sono bambini che, ad esempio, rifiutano di stare seduti al loro posto a tavola, che non si adattano all’uso corretto delle posate o manifestano improvvise predilezioni per un certo tipo di cibi a discapito di quelli loro proposti.

Accade che i bambini utilizzino il cibo (rifiutandolo o divorandolo) anziché la parola per esprimere le proprie emozioni, i propri dubbi, una transitoria impossibilità a fare o capire, una difficoltà nell’affrontare un certo momento della crescita.

Il bambino si cimenta quindi nella costruzione di un messaggio destinato a chi più ama ed è bene quindi che gli adulti non riducano l’atto alimentare a uno scambio materiale.

Soprattutto nell’infanzia, il cibo è sempre “cibo per il cuore” poiché nutre sia la pancia sia il cuore dei bambini. L’atto alimentare cioè non si esaurisce nella soddisfazione di un bisogno primario (la fame), ma fin dall’inizio si intreccia con l’esigenza del piccolo di una risposta alla sua domanda d’amore: “Che posto ho nel tuo desiderio? Mi pensi? Ti manco? Mi puoi perdere?”.

La connessione “cibo-affetto-messaggio” fa quindi dell’atto alimentare una metafora dello scambio affettivo tra il bambino e i suoi oggetti d’amore. Attraverso l’alimentazione ci si impegna in un rapporto: rifiutare di nutrirsi è un atto che segna una rottura ed è anche l’unico strumento che il bambino piccolo dispone per reagire, prendere le distanze dall’ambiente, per opporsi.

I disordini alimentari pongono in risalto l’inconsistenza del cibo in confronto all’amore dell’altro, mostrando come niente di materiale, per esempio il cibo, potrà mai riempire veramente un vuoto che però non è il vuoto dello stomaco ma è un vuoto che può essere colmato solamente dall’amore di un’altra persona.

Il malessere infantile può esprimersi attraverso disagi alimentari: bizzarrie, paura di masticare, inappetenze, frequenti rigurgiti, rigida selettività nella scelta dei cibi (è il caso, ad esempio, di bambini che scelgono di mangiare solo cibi bianchi o cibi frullati). Si tratta di campanelli d’allarme poiché i bambini, in questi modi, lanciano un messaggio rispetto alle loro sofferenze e sono da accogliere come manifestazioni di lieve gravità e portatrici di un messaggio, di un appello, di richiesta all’altro.

Occorre considerare questi comportamenti come qualcosa da cogliere, da comprendere, qualcosa su cui interrogarsi per poter prevenire. 

Prevenire significa per l’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, intervenire prima, aiutando i genitori a riconoscere i segnali di disagio del proprio figlio, a non dimenticare che il cibo più nutriente per un bambino è l’ascolto, l’essere riconosciuto e rispettato come una persona diversa, unica e non una proprietà.

L’Associazione Pollicino è una onlus formata da un’equipe di specialisti, tra i quali psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti e pediatri, che da sette anni si occupa di promuovere importanti iniziative volte alla cura e alla prevenzione dei disturbi alimentari in età pediatrica e adolescenziale.

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

Centro per la prevenzione e la clinica dei disordini del comportamento alimentare in età pediatrica

Numero verde: 800.644.622 – www.pollicinoonlus.it – info@pollicinoonlus.it

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