7 falsi miti sulla psicoterapia

Facciamo chiarezza su questo importante strumento di riflessione su di sé.

 

psicoterapiaCapita certamente a tutti nel corso della propria vita di incontrare momenti di difficoltà, più o meno profonde, o di semplice fragilità e incertezza, per affrontare le quali potrebbe essere utile cercare aiuto in uno psicoterapeuta preparato e disponibile. Eppure riconoscere di aver bisogno di aiuto non basta per ricercare il supporto necessario: da un lato le resistenze individuali al cambiamento e le paure di ciascuno agiscono, spesso in modo inconsapevole per mantenere lo status quo, dall’altro alcune “false credenze” rispetto a cos’è una psicoterapia e a come si svolge contribuiscono a rendere ancora più difficile la presa in carico del proprio malessere. Vediamo quindi i principali “falsi miti” intorno alla psicoterapia e cerchiamo di fare chiarezza per poter accedere con consapevolezza a questo importante strumento di riflessione su di sé.

1) “Se vai dallo psicologo vuol dire che sei matto, malato o hai seri problemi”. 

Quante volte abbiamo sentito questa frase! La psicoterapia è vista come materia per persone con gravi disturbi psichici e quindi di per sé questo basta per non inquadrarla come uno degli strumenti a disposizione per affrontare un disagio contenuto o più semplicemente per conoscersi meglio. L’obiettivo di una buona psicoterapia è la consapevolezza dei nostri pensieri, emozioni e comportamenti, consapevolezza che ci porterà a realizzare il cambiamento che pensiamo utile per noi e a essere artefici della nostra felicità. Questo vuol dire che la psicoterapia può concentrarsi su tematiche specifiche (per esempio attacchi di panico, crisi d’ansia, difficoltà di concepimento, difficoltà al lavoro, insoddisfazioni coniugali, difficoltà nel rapporto con i figli) o riguardare il complesso delle nostre relazioni e della nostra qualità di vita (p.e. depressione, disturbi alimentari, insoddisfazione generalizzata). Può anche semplicemente essere uno strumento per conoscere meglio sé, anche in assenza di problemi rilevanti, e per capire l’origine e le motivazioni di un certo nostro modo di stare al mondo, magari sviluppando aree della nostra personalità che non hanno avuto fino a quel momento possibilità di esprimersi.

2) “Quando inizi, non sai mai quando finisci”. 

Ogni trattamento psicoterapeutico è una storia a sé e non esiste una durata standard, anche perché la lunghezza o meno di un trattamento dipende dagli obiettivi che paziente e terapeuta definiscono insieme. In alcune situazioni, su obiettivi molto ristretti di chiarimento, possono bastare pochi incontri. Dove si vuole un cambiamento profondo e duraturo, può essere necessario un lavoro di due/tre anni. Talvolta è necessario più tempo. La frequenza solitamente è di un incontro di 50 minuti a settimana, ma può anche essere bisettimanale o altro in funzione dello specifico paziente. In ogni caso il paziente in ogni momento ha la possibilità di interrompere il percorso se non lo considera più utile alla sua evoluzione. L’unico vincolo rispetto a questo è un incontro di condivisione delle ragioni con il terapeuta.

3) “Dovrò sdraiarmi su un lettino”. 

L’immagine che prevale è quella del paziente sdraiato sul lettino con alle spalle un professionista che prende appunti. Si tratta però di un modo di fare psicoterapia ormai poco attuale: le modalità oggi sono molto diverse. Paziente e terapeuta sono seduti uno di fronte all’altro, spesso su comodi divani o comunque in un ambiente del tutto informale e molto diverso da uno studio medico, perché non c’è l’idea di una malattia da curare ma di una storia da raccontare e di cui cogliere il senso insieme.

4) “E se diventerò dipendente dallo/dalla psicoterapeuta?”. 

La qualità della relazione tra paziente e terapeuta è certamente un aspetto molto importante per il buon funzionamento di una psicoterapia. Occorre un’alleanza che si costruisce nel tempo, fatta, da parte del terapeuta di fiducia, sostegno, comprensione, aspetti che certamente rendono il terapeuta una figura importante per la persona. Ma ciò non significa manipolazione, sottomissione o dipendenza “non sana”. Il terapeuta guarda sempre al paziente come un adulto capace di prendere le decisioni migliori per sé e con tutte le risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi che si prefigge: non si sostituisce mai al paziente, suggerendo come agire, proponendo soluzioni, facendo interpretazioni. La relazione è paritaria, pur con le ovvie differenze di ruolo e competenza.

5) “Dovrò andare a rivangare la mia infanzia e il mio rapporto con i genitori”. 

La nostra infanzia è certamente un punto di partenza importante per capire come siamo oggi e per risolvere problematiche affettive profonde. Ma non necessariamente questi aspetti dovranno essere oggetto, da subito o in generale, della psicoterapia, soprattutto se focalizzata su ambiti molto circoscritti. Saranno paziente e terapeuta insieme, in funzione degli obiettivi condivisi e dell’andamento della relazione, ad ampliare o circoscrivere gli ambiti di analisi e consapevolezza.

6) “Sarà un percorso di sofferenza”. 

Se guardarsi dentro può portare alla luce bisogni insoddisfatti o sofferenze di vario livello, è altrettanto vero che la maggior parte del cammino in una psicoterapia riguarda il cambiamento, la rinascita, la riscoperta e la risperimentazione di sé. Non solo quindi dolore, ma anche gioia, potenza, soddisfazione e finalmente felicità, la propria.

7) “Dove trovo un terapeuta di cui fidarmi?”. 

La scelta del terapeuta è un momento molto importante. Il terapeuta dev’essere una persona sensibile, preparata e matura. Esistono molti centri di psicoterapia e molti studi privati tra cui non sempre è facile scegliere. Il modo migliore è raccogliere informazioni sull’orientamento e poi provare alcuni colloqui. Per rendersi conto se il terapeuta è quello giusto per noi, fidiamoci della nostra intuizione, esprimendo sinceramente le eventuali perplessità e ascoltando la sua risposta. Se continuiamo a non fidarci o abbiamo motivi per non essere convinti forse è meglio cercarne un altro. In ogni momento infatti è possibile cambiare.

 

Annalisa Valsasina

Psicologa Psicoterapeuta di Matrioska Group (www.matrioskagroup.it)

Per informazioni:

info@matrioskagroup.com oppure annalisa.valsasina@gmail.com

 

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