Take it easy! Consigli anti-stress

Annalisa Valsasina risponde alle domande di Wellness Oggi.

La maggioranza di voi sarà certamente d’accordo nell’affermare che viviamo in un mondo in cui incertezza, frenesia, molteplicità dei ruoli e delle richieste, carenza di tempo fanno sì che lo stress sia spesso un compagno conosciuto a tutti. Ne parliamo con Annalisa Valsasina, psicologa e psicoterapeuta Matrioskagroup.

Dottoressa, come potremmo definire lo stress? 

Lo stress è una reazione di allarme per sovraccarico di stimoli. Insorge quando il nostro rapporto con l’ambiente è vissuto come affaticante o esorbitante rispetto alle risorse che pensiamo di avere e dunque come fonte di pericolo per il proprio benessere. Di per sé un certo livello di stress non è negativo (si parla in questo caso di Eustress) perché rappresenta la giusta soglia di attivazione per affrontare le richieste esterne e per focalizzarci sui compiti da realizzare. Parliamo invece di Distress (o stress negativo) quando tale soglia è ampiamente superata: sentiamo quindi di non dominare l’ambiente e questo ci dà insicurezza e ansia.

Come si capisce se siamo stressati?

I sintomi con cui lo stress “negativo” si manifesta sono differenti e possono agire su più piani, con combinazioni che risentono delle caratteristiche soggettive di ognuno di noi e della durata di esposizione alla situazione stressante. Possiamo avere sintomi fisici – postura scorretta, respirazione affannosa, tachicardia, ipertensione, mal di testa ricorrente, coliti, difficoltà digestive, acidità, perdita di capelli o peso, dolore al collo, eczema, bruxismo, ecc. – psicoemotivi – aggressività, ansia, paura, panico, tensione, suscettibilità, ipocondria – cognitivi/mentali, come la perdita di memoria, ridotta concentrazione, insonnia. 

Quali sono i principali fattori che scatenano lo stress?

Al di là dei fattori esterni che agiscono come potenziali agenti stressogeni, la cosa su cui possiamo riflettere, per cambiare, è che esiste un modo specifico in cui ognuno di noi “si stressa” inconsapevolmente, cioè fa in modo che gli eventi esterni impattino sensibilmente sulla sua capacità di far fronte alle richieste quotidiane e in generale sul suo livello di benessere.

Qualche esempio?

Partiamo dal perfezionismo: la spinta a essere sempre ineccepibili e a fare tutto in modo egregio, senza errori o sbavature, spesso in tutti i campi dell’esistenza, e’ certamente un modo per stressarsi e condannarsi all’eterna insoddisfazione. Comprendere i limiti del proprio agire e del proprio essere è dunque una base di partenza per “lasciare andare”, non imponendoci ferree to do list o obiettivi irraggiungibili per definizione, ma anzi accettando e sorridendo delle nostre imperfezioni.

Un altro modo in cui spesso riusciamo a stressarci è legato al non sapere dire “no”: e così eccoci ad aggiungere, alla lista infinita di attività da svolgere, altre incombenze, pena la paura di offendere o ferire l’altro, di rompere la relazione con il collega o l’amico, o di non essere visti come sempre disponibili e altruisti. Saper mettere adeguati confini tra ciò che ci è possibile e ciò che non lo è, tra noi e gli altri, è fondamentale per mantenere il nostro equilibrio e un’adeguata capacità di controllo e azione su ciò che ci compete. Ed è possibile farlo senza essere aggressivi, scortesi o, al contrario, senza essere prevaricati dalle richieste altrui. Non possiamo del resto fare un buon lavoro se siamo in sovraccarico, non possiamo divertirci ad una festa se siamo stanchi e stressati.

Ci stressiamo anche quando non chiediamo aiuto, convinti di poter fare tutto da soli, magari pensando che alzare la mano sia un segno di debolezza, di impreparazione, di inadeguatezza (e mai far vedere questi aspetti in azienda!) o che in fondo come facciamo noi le cose sia sempre meglio di come le fanno gli altri (vedi perfezionismo) e che delegare sia un atto di fiducia troppo grande.

Certo non ci aiutiamo nemmeno quando lasciamo che le cose vadano senza il nostro pur minimo governo, faticando nel programmare e pianificare anche quanto potrebbe essere previsto e organizzato. Ci stressiamo anche quando guardiamo le cose in termini assoluti (“o è un successo o un fallimento”), quando vediamo solo il lato negativo delle situazioni, quando attribuiamo eccessiva responsabilità alle nostre azioni.

Insomma, molto dipende da noi!

Cosa possiamo fare allora per ridurre lo stress?

La capacità di far fronte alle difficoltà della vita richiede di fatto un assetto mentale ed emotivo specifico che può essere scoperto, allenato e sviluppato, sia da soli sia con l’aiuto di uno specialista.

Prima di tutto è bene che ciascuno di noi senta il proprio livello di stress e identifichi con chiarezza le proprie cause di stress e i significati che a queste associa (p.e. le richieste di aiuto degli altri perché in fondo devo mantenere l’immagine esterna di una persona sempre adeguata e disponibile).

Il secondo passo è comprendere che abbiamo un ruolo attivo sia nel generarci stress, come abbiamo visto sopra, sia di conseguenza nel ridurlo.

A questo punto possiamo individuare le tecniche/modalità che ci possono aiutare: per esempio sviluppare una maggiore fiducia nelle nostre capacità e risorse, potenziare la nostra assertività e i nostri confini, costruire e mantenere una visione positiva del futuro, dandosi degli obiettivi piacevoli e raggiungibili e definendo una strada per raggiungerli.

Su tutto questo occorre poi saper costruire una sana consapevolezza circa l’imprevedibilità degli eventi della vita, che non possono essere completamente governati da noi, e una solida fiducia nella nostra capacità di saper comunque affrontare i cambiamenti che ci saranno o di poterla costruire con l’aiuto di qualcuno, per esempio attraverso una psicoterapia.

Per far questo può essere certamente utile avere a disposizione una sorta di “mantra” interno positivo che ci ricorda, quando siamo stressati, deboli e vulnerabili che in fondo “vado bene così come sono”, che “le cose oggi sono negative, ma domani cambieranno forma perché tutto cambia”, che “ho le risorse per affrontare le difficoltà che incontrerò”, che “non sono solo/a, ma posso fare affidamento su…”, che “ho fatto il possibile per … ma non tutto dipende da me”…e tutto che quello che vi farà piacere dirvi in vista del vostro benessere!

A voi dunque trovare il vostro mantra… Buon lavoro!

no stress

 

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