Psicologia — 7 giugno 2014 10:13

Imparare a volersi bene

Dare spazio alle dimensioni cruciali per la nostra felicità.

 

Tutti noi siamo certamente consapevoli di quanto nella vita sia importante “volersi bene”, ma se è facile dirseloimparare a volersi bene (forse!), molto più difficile è riuscirci veramente nella quotidianità. Il mondo in cui viviamo non ci aiuta: ritmi frenetici, stimolazioni continue, richieste pressanti al lavoro, a casa ecc. fanno parte ormai della nostra vita e in questo “mare in tempesta” non sempre è facile “mettere un punto” e ritornare al centro, noi, con i nostri bisogni, i nostri limiti e le nostre potenzialità.

Ma concretamente cosa significa volersi bene? Possiamo dire che ci vogliamo bene quando diamo voce e spazio ad alcune dimensioni dell’esistenza che sono cruciali per la nostra felicità. Partendo dai bisogni primari di salute e sopravvivenza, ci vogliamo bene quando curiamo il nostro corpo e la nostra salute: che vuol dire per esempio riposarsi quando siamo stanchi, mangiare in modo adeguato, sano e regolare, curarci quando siamo malati, rispettando i tempi del nostro corpo, praticare un’adeguata attività fisica, passare del tempo a contatto con la natura. Semplici cose dunque, ma quanto se ci pensate, riusciamo sempre a farle? Incontro pazienti (ma anche amici, colleghi..) che sono talmente immersi per esempio nei ritmi di lavoro, da non sentire più quanto si stanno allontanando da alcuni aspetti di sopravvivenza che sono le fondamenta del nostro amore per noi stessi.

A partire da queste basi, ci vogliamo bene e ci prendiamo cura di noi anche quando dedichiamo un giusto tempo alle relazioni e all’appartenenza ad un gruppo/comunità. Siamo, come noto, animali sociali e così abbiamo bisogno di stare con gli altri (compagni, compagne, mariti, mogli, figli/e, amici …), di relazioni nutrienti e appaganti, di amare ed essere amati. Naturalmente ci vogliamo bene quando queste relazioni sono tali da non richiedere da parte nostra rinunce non consapevoli o troppo forti, svalutazioni di aspetti della nostra personalità, o un’attenzione non equilibrata rispetto ad altri ambiti della nostra vita. Stiamo parlando cioè di relazioni in cui siamo autonomi, consapevoli e intimi. Una vita senza relazioni affettive, di solitudine e isolamento non è una vita in cui stiamo valorizzando noi stessi e “donando” al mondo tutte le nostre potenzialità.

Ci prendiamo cura di noi, e così facendo dimostriamo di volerci bene, anche quando ci dedichiamo alla nostra crescita, tenendo del tempo per noi stessi, per ciò che ci piace, per lo studio e la scoperta di cose nuove, l’esplorazione del mondo che ci circonda, sino ad arrivare all’autorealizzazione, espressione massima dell’amore per noi stessi perché valorizzazione piena delle nostre potenzialità. Realizzandoci tracciamo un sentiero che lascia un segno e diamo un senso, per noi e per gli altri, alla nostra vita.

Decidere dunque di “volersi bene” significa attivare un processo di cura e impegno costante verso noi stessi: richiede centratura, attenzione a quanto ci succede, esplorazione e ascolto di ciò che siamo, che sentiamo, che ci piace o non ci piace, capacità di avere ben chiari i limiti fra noi e gli altri, senza svalutazioni. Richiede anche sapersi guardare, nei nostri limiti e nelle nostre potenzialità, con uno sguardo benevolo, accogliente e non giudicante, anche rispetto a quanto magari ci piace meno di noi. Occorre sapersi accettare, magari inserendo i noi stessi di oggi in una storia più ampia che parte dalla nostra infanzia, per poterne capire le origini e magari gli incidenti di percorso.

Riconoscendoci con i nostri pregi e difetti, con le nostre ombre, contraddizioni e negatività, e accettandoci nell’insieme delle nostre sfaccettature, riusciremo finalmente ad amarci e ad amare gli altri.

Buona scoperta!

Annalisa Valsasina – psicologa psicoterapeuta

Matrioskagroup 

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