Fibre naturali e sintetiche: i rischi per la pelle

Perché scegliere i tessuti naturali.

L’attenzione all’etichetta quando si sta acquistando un prodotto è una pratica che andrebbe rivolta non solo al supermercato nella scelta dei generi alimentari ma anche durante lo shopping di indumenti fashion e di biancheria per la casa. Il più delle volte, infatti, parametri quale lo stile, la vestibilità e il prezzo i hanno la meglio sulla qualità di un capo intesa come tipologia di fibra utilizzata.

Se è vero che i tessuti di origine vegetale e animale sono più costosi rispetto alle comuni fibre sintetiche che offre il mercato, non ci sono dubbi su quanto l’organismo possa beneficiarne in termini di benessere e salute della pelle.

Acrilico, poliammide, poliestere, polipropilene e altre sostanze fanno parte di quelle fibre sintetiche di basso costo e altamente resistenti che derivano dal petrolio e vengono lavorate attraverso processi chimico-fisici che le rendono adatte al comparto tessile che, in ultima battuta, svolgerà una colorazione e un fissaggio con coloranti chimici.

Percorrendo questa strada di lavorazioni industriali, appare chiaro come la scelta di fibre naturali sia più costosa ma consapevole per la salvaguardia del nostro corpo e di quanto optare su biancheria intima e biancheria per la casa al naturale sia fondamentale per evitare una serie di danni e pericoli per la salute.

Rischi

I tessuti sintetici a causa dell’accumulo di carica elettrostatica positiva possono produrre stress, danni al sistema nervoso, alterazione della flora batterica intestinale, dermatiti e allergie dovute ai coloranti dispersi, poca sudorazione del corpo causata dalla scarsa traspirazione dei tessuti sintetici.

A tutta natura

Con una maggiore informazione e consapevolezza dei rischi, la strada da intraprendere punta dritto a tessuti naturali come il cotone, la fibra più diffusa e utilizzata, meglio se biologica; la lana, traspirabile e impermeabile all’acqua; il lino che risulta più fresco del cotone, indicato per chi soffre di malattie della pelle; la seta, fibra di derivazione animale, impermeabile all’umidità ma poco resistente all’usura; la juta, il secondo materiale più diffuso dopo il cotone, dall’aspetto resistente, biodegradabile e riciclabile; l’ortica, anche nota come ramie, anallergico e in grado di proteggere dall’umidità ma ancora poco conosciuto per via di costi di produzione molto elevati.

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